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Daniela Reggiani e Domenico De Masi

Daniela reggiani e Domenico de masi:

l’incontro a ragusa durante “a tutto volume”

il festival diretto da Roberto ippolito

 

demasibisNei primi giorni di giugno si svolge nella splendida cornice di Ragusa uno dei festival più belli dedicati al libro e alla cultura in Italia. Stiamo parlando di “A tutto volume – Libri in festa”, occasione per addetti ai lavori e non di immergersi nelle parole e negli incontri con scrittori e menti eccelse radunate sotto il cielo siciliano.

E’ stata anche l’occasione per l’incontro tra Daniela Reggiani e Domenico De Masi, uno dei sociologi italiani più celebrati presente al festival col suo ultimo lavoro Mappa Mundi.
I due si sono così confrontati sul coaching umanistico e dell’impatto sociale di questa nuova professione nell’attuale panorama della nostra penisola. Ed è così che scopriamo essere un grande sostenitore della materia: “Credo che il coach _ ha sottolineato _ deva disporre di una preparazione trasversale che lo porti a essere un po’ sociologo, un po’ antropologo, un po’ filosofo. Quando opera in contesti aziendali _ ha continuato De Masi _ non può limitarsi al coaching ma deve conoscere bene l’azienda, il prodotto, i sistemi organizzativi. Non può limitarsi a essere un coach ‘indifferenziato’ . Il suo ruolo di sostegno _ ha affermato il sociologo _ affida al coach una grande responsabilità individuale. In particolare nel momento presente, dove la tematica lavoro e competence fa da perno alle potenti crisi di autogoverno di molti”.

Al termine di una lunga chiacchierata con la dottoressa Reggiani, De Masi ha ribadito l’importanza della scelta del coach. “La preparazione e la serietà del coach sono fondamentali per non fornire illusioni vacue a persone prive di occupazione che si appigliano in particolare al business o career coach per trovare una via di uscita al proprio disagio”.
La previsione di De Masi e’ che il coach rientri di buon grado in quel gruppo di professioni e attività destinate allo sviluppo e alla crescita.

Infatti ha concluso dicendo che : “In questa epoca l’auto realizzazione e’ inevitabilmente connessa al mutamento ma in particolare nelle aziende questo meccanismo e’ forzatamente sottomesso al sapere di bassa qualità della classe manageriale. Il coaching ha il potere di inserirsi d’impatto in questa considerazione: sono fortemente convinto che coltivare la cultura umanistica nelle aziende e farci promotori del concetto di ozio creativo – ossia di quello spazio dedicato al pensiero – dentro le aziende e fuori, diventi un imperativo morale per contrastare passività e disorientamento attuali e pervasivi della società italiana”.

 
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